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Paradontologia

Dal greco περί (intorno) e ὀδούς (dente), la parodontologia è quella branca dell’odontoiatria che si occupa della diagnosi e del trattamento delle patologie che affliggono il parodonto, organo di sostegno dei denti naturali, costituito dall’osso alveolare, dal cemento radicolare, dal legamento parodontale e dalla gengiva.
A seconda della profondità la malattia parodontale può essere distinta in malattia parodontale superficiale (gengivite) o malattia parodontale profonda, parodontosi (piorrea). E’ stato ampiamente dimostrato che la mancanza o un’ insufficiente igiene orale provoca gengiviti in tutti i soggetti, mentre la cronicizzazione della malattia ( dovuta in alcuni casi anche ad una predisposizione individuale genetica) è dovuta alla rottura del legamento parodontale con conseguente penetrazione in profondità (e quindi interessamento dell’osso) di particolari forme batteriche, dovute anche al fatto che il paziente non ha intrapreso un iter terapeutico corretto.



Esistono una serie di fattori che contribuiscono alla manifestazione della patologia, sia acuta che cronica:
a. ormonali (le donne in gravidanza e gli adolescenti, ad esempio, hanno mostrato una maggiore incidenza di gengiviti)
b. genetici (le persone che presentano nel proprio nucleo familiare un soggetto affetto da malattia hanno una maggior probabilità di sviluppare la malattia parodontale).
c. traumatici (traumi occlusali di primo tipo, cioè quei traumi dovute a forze anomale per intensità, verso o direzione applicate su elementi dentari) o interventi protesici e/o conservativi incongrui che predispongono ad un maggiore accumulo di placca batterica.
d. sistemici (patologie sistemiche quali malattie cardiovascolari, o diabete hanno mostrato una stretta correlazione con l’insorgenza della malattia)
e. fumo
f. stress

I sintomi premonitori della parodontite da non sottovalutare :

a. l’infiammazione gengivale, il sanguinamento delle gengive durante la pulizia quotidiana dei denti o durante la masticazione di cibi particolarmente solidi e duri;
b. il gonfiarsi e il tumefarsi delle gengive, che diventano sempre più sensibili anche al contatto con spazzolino o il cibo;
c. l’alitosi e alterazione della sensibilità gustativa;
d. l’ apparente allungamento dei denti determinato dalla ritrazione delle gengive (recessione gengivale)

Le fasi per un corretto approccio terapeutico sono :

sondaggio parodontale o diagnosi tramite esame clinico dei tessuti molli : si valuta l’entità delle tasche parodontali, la conseguente perdita di supporto dei denti, il grado di sanguinamento e di recessione delle gengive Attraverso l’uso di sonda millimetrata è possibile stabilire la profondità delle tasche, mentre una serie di radiografie permettono al medico di stimare l’architettura e lo stato dell’osso residuo. Le informazioni raccolte vengono annotate in cartella clinica al fine di essere utilizzate per la formulazione del corretto piano terapeutico e per essere confrontate con i dati raccolti durante l’avanzamento dei trattamenti, per valutarne l’efficacia e l’esito. Possono essere condotti esami funzionali in tutti quei pazienti affetti da disfunzioni quali bruxismo o malocclusioni
eziologia: scaling e levigatura radicolare (curretage) per rimuovere tutti gli agenti che causano la malattia (placca, tartaro, tessuti necrotizzati, tessuto di granulazione) e consentire il riattacco dei tessuti di supporto alla superficie del dente. In questa fase al paziente vengono fornite tutte le indicazioni e le norme per una corretta igiene orale, che è pratica imprescindibile per il buon esito del piano terapeutico.
fase di mantenimento: è importantissimo che il paziente mantenga un costante contatto con lo specialista per il controllo di eventuali recidive della malattia parodontale e persegua una corretta igiene orale secondo le metodiche apprese dal dentista.